Mario Puccini

Importante personalità del Novecento letterario, Mario Puccini (Senigallia, 1887-Roma, 1957) partecipò alla Grande Guerra a partire dal 1916, dapprima come soldato semplice e quindi, dopo aver preso parte a un corso, come sottotenente. Da questa esperienza, che lo vide in zona d’operazione fino al termine del conflitto (fino a tutto il 1916 in prima linea, dall’inizio del 1917 nel Comando), trasse ispirazione per una copiosa vena di scritture diaristiche, confluite nelle raccolte organiche Dal Carso al Piave (Firenze, Bemporad, 1918), Come ho visto il Friuli (Roma, La Voce, 1919), e Davanti a Trieste (Milano, Sonzogno, 1919), nonché nel più tardo romanzo Cola (1927, L’Aquila, Vecchioni; poi 1935 con il titolo Il soldato Cola).
La sua penna non si limitò però alla memorialistica di guerra: fu autore torrenziale, in grado di affiancare alla produzione su giornali e riviste specializzate una grande ispirazione narrativa. Come critico, si interessò in particolare alla letteratura spagnola, su cui produsse diverse monografie e traduzioni, ma al contempo continuò la propria carriera di scrittore, mandando in luce, lavorando ininterrottamente fino alla morte, oltre quaranta tra raccolte di racconti e romanzi, alcuni dei quali tradotti all’estero (in Francia, soprattutto).