La ridefinizione arbitraria dei confini tra gli stati è uno dei fenomeni che hanno influenzato maggiormente gli assetti delle geografie sociali, umane e culturali in Europa e nel mondo: gli squilibri prodotti durante il “secolo breve” hanno lasciato un’eredità enorme, che perdura a tutt’oggi e che accomuna territori a grande distanza tra loro. Ispirati spesso dalle logiche del profitto e nutriti dagli ideali nazionalistici e militaristici, i processi di revisione coloniale e post-coloniale dei confini sono stati fonte di stravolgimento delle identità locali e di indebolimento della diversità culturale, oltre che all’origine di ondate migratorie.

Tali processi influenzano direttamente la vita delle nuove generazioni, e possono anche essere motivo per una riflessione transculturale e transfrontaliera, che incentivi l’apertura verso l’alterità e una rilettura critica degli eventi storici e dei loro paradigmi, fornendo nuovi strumenti per comprendere la realtà.
A partire dai fatti del’ 900, e in particolare rifacendosi al periodo tra le guerre mondiali e il secondo dopoguerra, il progetto tratteggia un nesso accomunante tra l’attuale confine Italo-Sloveno (inteso come uno spazio storico e di identità complesso e in divenire) e i territori africani oggetto di colonialismo, legati alla nostra geografia dalla tortuosa mappa delle migrazioni del primo e secondo ’900.

The arbitrary redefinition of borders between states is one of the phenomena that has most influenced the arrangements of social, human and cultural geographies in Europe and around the world: the imbalances produced during the “short century” have left an enormous legacy that persists to this day and unites territories far apart. Often inspired by the logic of profit and nurtured by nationalistic and militaristic ideals, the processes of colonial and post-colonial revision of borders have been a source of disruption of local identities and weakening of cultural diversity, as well as the source of waves of migration.

Such processes directly influence the lives of new generations, and can also be grounds for cross-cultural and cross-border reflection, encouraging openness to otherness and a critical rereading of historical events and their paradigms, providing new tools for understanding reality.
Starting from the events of the ‘900, and in particular referring to the period between the world wars and the post-World War II period, the project sketches a common link between the current Italo-Slovenian border (understood as a complex and evolving historical and identity space) and the African territories subject to colonialism, linked to our geography by the tortuous map of migrations in the early and late ‘900s.

Obiettivi del progetto | Project goals

  1. Attraverso l’evidenziazione di legami storci di causa-effetto, aiutare le nuove generazioni che popolano l’area, le famiglie e i cittadini a riflettere sul portato degli accadimenti storici in riferimento alla contemporaneità. Da una parte, il processo di ri-scrittura geografica rappresenta esperienza ancora fresca nell’area della nostra regione, dall’altra, sussiste un nesso non trascurabile con l’analoga esperienza africana: sono ancora ingenti gli arrivi dalla “Balkan Route”, sono in aumento in regione le nascite di bambini con genitori immigrati (indagine Ulisse), e, in un momento di forte crisi umanitaria data dall’immigrazione, l’indagine 2023 di Demopolis sullo stato di “benessere dei bambini e adolescenti in Italia” ha messo in evidenza che ben il 65% dei figli di immigrati presenti sul territorio sono privi di cittadinanza italiana (tra questi, la maggior parte hanno genitori africani): situazione che preannuncia l’incremento di dissidi identitari.
  2. Avvicinarsi, attraverso un punto di vista divergente, al difficoltoso tema del colonialismo italiano in Africa e nel mondo, ad oggi poco trattato dai libri di testo scolastici e ancora purtroppo poco dibattuto e ricercato nelle università italiane: pressoché sconosciuto alle nuove generazioni, il processo di rimozione della nostra storia colonialista è stato definito a più riprese dalla storiografia internazionale un vero e proprio blindspot (punto cieco) culturale e storico.
  3. Avvicinare alla storia del ‘900 un pubblico ampio (in particolare giovanile e di famiglie, ma non solo) e non specialistico, attraverso il ricorso a media dell’arte contemporanea. Le pratiche di progetto costituiranno un’opportunità per riflettere, attraverso lavori artistici e partecipativi, sui processi coloniali del ’900 e sul loro retaggio, sviluppando in una nuova chiave conoscenze storiche e competenze cognitive ed emotive utili all’interpretazione del quadro attuale:
  1. Through highlighting crooked cause-and-effect links, help the new generations populating the area, families and citizens to reflect on the bearing of historical events in reference to the contemporary. On the one hand, the process of geographic re-writing represents experience that is still fresh in the area of our region; on the other hand, there is a not insignificant connection with the similar African experience: there are still large numbers of arrivals from the “Balkan Route,” births of children with immigrant parents are on the rise in the region (Ulysses survey), and, at a time of a strong humanitarian crisis given by immigration, the 2023 Demopolis survey on the state of “the well-being of children and adolescents in Italy” highlighted that as many as 65% of the children of immigrants in the territory are without Italian citizenship (among them, most have African parents): a situation that heralds the rise of identity disagreements.
  2. To approach, through a divergent point of view, the difficult topic of Italian colonialism in Africa and the world, to date little treated by school textbooks and still unfortunately little debated and researched in Italian universities: almost unknown to the new generations, the process of the removal of our colonialist history has been defined on several occasions by international historiography as a real cultural and historical blindspot.
  3. To bring a wide (particularly youth and family audiences, but not only) and non-specialist audience closer to the history of the 20th century through the use of contemporary art media. Project practices will provide an opportunity to reflect, through artistic and participatory works, on the colonial processes of the 1900s and their legacy, developing in a new key historical knowledge and cognitive and emotional skills useful for interpreting the current picture:

    – Two/three artist residencies (Italian, African and international artists) to become catalysts for citizenry involvement in collective research and ethnography
    – Two rounds of educational workshops, sensorial walking activities, counter-cartography and emotional cartography in the border landscape with historians and artists
    – A final exhibition and related activities (guided tours, breakfasts with artists, workshops, digital exhibition, catalog)

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